giovedì, marzo 31, 2005

MIlka e il diritto dei marchi su Internet

Prima il caso di Luca Armani, ora la signora Milka, una sarta francese: cos'hanno in comune? Entrambi hanno registrato il proprio cognome come nome di dominio, l'hanno utilizzato per un pò di tempo, dopodiché le aziende che avevano registrato i rispettivi marchi coincidenti con i suddetti cognomi si son svegliate dal proprio letargo, han capito il valore di internet come mezzo di comunicazione e han deciso di affermarvi il proprio diritto all'uso commerciale dei marchi suddetti. Altra cosa che accomuna i due casi è la strenua e talvolta un pò donchisciottesca resistenza tentata dai due sprovveduti imprenditori nei confronti dei colossi economici contro cui si son scontrati. Stiam parlando rispettivamente della Giorgio Armani spa e della Kraft.

Questo giusto per fare rapidamente il punto della situazione, per chi volesse approfondire meglio le circostanze, ho riportato un paio di link al fondo di questo post.

Per quanto non riesca a fare a meno di simpatizzare con queste persone, che si son viste portar via quello che definiscono "Il diritto al proprio cognome ed alla propria identità", io credo in tutta onestà che queste persone abbiano potuto pensare di poter vincere una battaglia di questo genere soltanto perché mosse da una notevole dose di ingenuità, creata anche dalla mancanza di precedenti, se non un caso canadese dall'esito ma anche dalle premesse del tutto differenti.

Nessuno al giorno d'oggi potrebbe pensare in buona fede di usurpare un marchio commerciale e farla franca. Esistono delle leggi che tutelano questo genere di patrimonio, esattamente come esistono leggi per difendere le proprietà "materiali".
Non a caso: il valore di un marchio non deriva dall'accostamento particolarmente indovinato di una serie di lettere, ma dagli sforzi fatti da una certa azienda per promuoverlo, dai costi intellettuali, economici, monetari sostenuti. Quel nome ha un valore in quanto qualcuno ha fatto degli sforzi per farglielo acquisire.

Chi dovrebbe godere di questo valore? L'assegnazione dei domini Internet si è sempre basata sul principio del "Chi prima arriva, meglio alloggia", ovvero ottiene il nome che ha chiesto, se non era stato precedentemente assegnato. Funziona così anche il mondo "reale", in effetti. Finchè parliamo di nomi o marchi non ancora commercialmente esplorati. Se esistono leggi a tutela dei marchi, però, e se queste leggi garantiscono la tutela del marchio rispetto ad ogni altro diritto, quando l'ambito di cui si parla è quello della comunicazione di massa, il motivo di una loro applicazione anche ai domini internet c'è, ed è piuttosto fondato. Il dominio internet viene visitato da ogni parte del mondo da persone alla ricerca di cosa? Se qualcuno digitasse www.fiat.it, chi potrebbe mai avere dubbi sull'esito desiderato di questa ricerca? Nel caso di www.armani.it le cose non cambiano. Il potere di un sito è nella sua capacità di informare, il suo limite è di poterlo fare soltanto a patto che qualcuno abbia in qualche modo composto proprio quell'indirizzo, e non un'altro. Per questo motivo è indubbio che un sito il cui indirizzo corrisponda ad un nome famoso è sicuramente più desiderabile di uno il cui indirizzo sia del tutto anonimo. Ma il traffico generato dal nome è frutto dello sforzo e dell'impegno e dei costi sostenuti da quella certa azienda che ne detiene la proprietà. Non c'è ingenuità che tenga: la consapevolezza di questo vantaggio c'è, in queste persone che restano così disperatamente attaccate all'indirizzo che hanno adeguatamente sfruttato per il tempo che nessuno se ne è accorto. Questo attaccamento va oltre, a mio modesto parere, i motivi personali, le motivazioni qui sono economiche. Queste persone corrono ingenti rischi patrimoniali pur di rimanere in possesso di un indirizzo che garantisce un'alta visibilità, a spese di chi ha faticato per garantire a quel marchio un potere di attrazione sul pubblico, e che per questo ha il sacrosanto diritto di avvalersene, tanto nel mondo "reale" che su Internet.

Link:
Luca Armani su Punto Informatico
La mucca Milka su Apogeonline

mercoledì, marzo 23, 2005

Essere commonista

Perchè a questa società umana viene più facile alzare palizzate e muri che abbatterli? Perchè solo persone eccezionali come Ito o Stallmann si fanno portavoci delle idee di libertà, e invece i i nostri politici cercano di convincerci che è nel nostro interesse perdere ogni controllo su noi stessi e sui patrimoni comuni?

Link:
Repubblica
Ito